Miele di Erba Medica dell'Appennino Parmense | i Frutti Della Terra

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Miele di Erba Medica dell'Appennino Parmense

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Miele di Erba Medica 250g

Vasetto in vetro
Categoria prodotto: 

Per il miele di erba medica le api utilizzano i fiori dei prati collinari dell'appennino parmense.

STORIA

Il miele per millenni ha rappresentato l'unico alimento zuccherino concentrato disponibile.

Le prime tracce di arnie costruite dall'uomo risalgono al VI millennio a.C. circa.
Le prime notizie di apicoltori risalgono a 4000 anni fa e riguardano i loro spostamenti lungo il Nilo per seguire con le proprie arnie la fioritura delle piante.

La medicina per millenni ha considerato il miele purificante, afrodisiaco, dissetante, vermifugo, antitossico, regolatore, refrigerante, stomachico e cicatrizzante... per ogni specifico caso era indicato un differente tipo di miele, in considerazione delle esperienze fatte e delle regioni di provenienza.

In epoca romana si sa di importanti produzioni a Creta, Cipro, Spagna e Malta.
I romani ne impiegavano in grande quantità come dolcificante, per la produzione di idromele e di birra, come conservante alimentare e come ingrediente in gastronomia.

Anche nel medioevo il miele ebbe grande impiego, ma la gran moda della dolcificazione dei cibi fu tipica del Rinascimento. Nel XVI secolo si arrivò in molti Paesi europei alla strutturazione del pasto con la separazione delle portate in base ai sapori e lo spostamento dei dolci alla fine.

Lo zucchero di canna (dalle isole caraibiche) e di barbabietola tra la fine del '600 e la fine del '700 prendono definitivamente il sopravvento sul miele come dolcificante, e lo mantengono fino ai giorni nostri.

PRODUZIONE

Il miele è prodotto dalle api, e in piccola parte da altri imenotteri, che utilizzanoil nettare e la melata come fonti di sostanze zuccherine naturali.

Il nettare è prodotto dalle piante da fiori (angiosperme); la melata è un derivato della linfa degli alberi.
Il nettare è composto principalmente da glucidi (come saccarosio, glucosio e fruttosio) e acqua (fino al 90%).

La produzione del miele inizia con l’ape operaia, che durante il suo volo di ritorno dal fiore verso l'alveare aggiunge al nettare l'invertasi, un enzima che idrolizza il saccarosio in glucosio e fruttosio.
Il nettare viene deposto nell'alveare in strati sottili che grazie alla ventilazione consentono la disidratazione indispensabile alla conservazione.
Quando il miele raggiunge un’umidità intorno al 20% viene immagazzinato in cellette che, una volta piene, vengono sigillate con cera.
A questo punto interviene l'apicoltore per l’estrazione del miele dai favi, il filtraggio e la decantazione (per togliere le bollicine d'aria eventualmente presenti) e la miscelazione che conferisce al miele la consistenza cremosa ed omogenea caratteristica.
Il miele così ottenuto, limpido e non cristallizzato, può essere messo in commercio.

COMPOSIZIONE

I principali componenti del miele sono glucosio, fruttosio, acqua e polline.

L'asunzione di miele è preferibile allo zucchero prima di svolgere attività fisica per la presenza del fruttosio, che gli conferisce un potere dolcificante superiore allo zucchero raffinato (saccarosio) e rappresenta una fonte di energia che il nostro organismo può sfruttare più a lungo: non è utilizzato tutto immediatamente, infatti, ma viene prima trasformato in glucosio e poi in glicogeno utilizzabile dai muscoli.

Altra differenza tra miele e zucchero raffinato è la presenza degli oligoelementi: rame, ferro, iodio, manganese, silicio, cromo (presenti soprattutto nei mieli più scuri), vitamine (A, E, K, C, complesso B), enzimi e sostanze battericide (acido formico) ed antibiotiche (germicidina).

Alcuni di questi elementi permettono al miele di essere conservato a lungo, oltre a giustificarne l'utilizzo come disinfettante naturale ad azione antibatterica.

PROPRIETA'

In erboristeria il miele è suggerito per la cura del sistema emopoietico (grazie alla ricchezza di sali), del sistema cutaneo (favorisce la cicatrizzazione e l'idratazione), del sistema nervoso (migliorerebbe sonno e concentrazione), dell'apparato respiratorio (contro tosse e catarro, sciolto in latte o tè), dell'apparato circolatorio (si presuppone abbia un'azione ipotensiva), dell'apparato digerente (regolarizzerebbe l'attività escretoria dei succhi gastrici e della flora batterica, migliorerebbe l'assorbimento di calcio e magnesio, sarebbe leggermente lassativo fatta eccezione per quello di lavanda o castagno).

Al miele di tiglio ad esempio vengono attribuite proprietà sedative e contro l'emicrania, a quello di castagno l’azione contro la cattiva circolazione, etc.

CONSERVAZIONE

Nonostante il miele sia naturalmente predisposto alla lunga conservazione teme umidità, luce e calore.
Va quindi sempre conservato in ambiente fresco, buio ed asciutto in contenitori a chiusura ermetica che lo riparino anche da cattivi odori.

VARIETA'

Le caratteristiche del miele dipendono in gran parte dalle specie botaniche utilizzate dalle api, e quindi dal territorio di provenienza con le sue caratteristiche climatiche, pedologiche, 

fitogeografiche, antropiche ed agricole.

Le specie vegetali visitate dalle api sono migliaia: alcune danno origine a mieli monofloreali, altre concorrono a produrre le varietà millefiori.

Ogni specie botanica è responsabile del particolare aroma del miele: il profumo intenso di quello di tiglio, il gusto amarognolo di quello di castagno, denso e scuro, etc.

È fondamentale conoscere la zona delle arnie anche per poter verificare che nell'allevamento delle api non vengano utilizzati farmaci che possono contaminare il miele.

Nel territorio parmense i principali sono il millefiori, il miele di castagno (zona collinare) e quello di tiglio (pianura).

Il miele, per la legge italiana, non può subire aggiunte di sorta.
Gli unici trattamenti a cui può essere sottoposto (estrazione, filtraggio, decantazione e miscelazione) non devono in alcun modo alterarne la naturalità.